Embargo al gas russo: puo’ tradursi in una catastrofe economica per l’Europa e l’Italia

04/28/2022 0 Di Samu

Gazprom ha interrotto le forniture di gas a Bulgaria e Polonia che si sono rifiutate di saldare in rubli i pagamenti in scadenza lo scorso 26 aprile. La multinazionale russa avverte che presto interrompera’ unilateralmente la consegna verso gli altri Paesi europei.

DICHIARAZIONE DI URSULA VON DER LEYEN IN RISPOSTA A GAZPROM

Ursula von der Leyen accusa la Russia di usare l’energia come “strumento di ricatto”. “Questo è ingiustificato ed inaccettabile. E mostra ancora una volta l’inaffidabilità’ della Russia come fornitore di gas”…,queste le dure parole pronunciate alla stampa dalla Commissaria Europea in risposta all’annuncio di Gazprom, dopo la riunione al Gruppo di coordinamento del gas degli Stati membri del 27 aprile.

“Gli Stati membri hanno messo in atto piani di emergenza proprio per questo scenario e abbiamo lavorato con loro in coordinamento e solidarietà”, ha proseguito la presidente, “Continueremo inoltre a collaborare con partner internazionali per garantire flussi alternativi e con i leader europei e mondiali per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico in Europa. Gli europei possono confidare che resteremo uniti e solidali con gli Stati membri colpiti”.

IN CHE MODO L’EUROPA FARA’ FRONTE ALLA CARENZA DI GAS RUSSO?

Mentre Ursula von der Leyen rassicura l’Europa sulle conseguenze dell’embargo del gas russo, concretamente possiamo davvero fare a meno dell’energia russa? L’invasione dell’Ucraina ha messo fortemente in discussione la relazione Ue-Russia ed ora bisogna prepararsi a una completa interruzione di tutti i flussi di gas russo verso la Ue. A seconda dei diversi scenari di approvvigionamento, gli Stati europei dovranno collaborare e fare sforzi considerevoli per far fronte alla carenza. Soprattutto, dovranno essere particolarmente creativi per riuscire ad articolare tre sfide: trasporto, distribuzione e condivisione dei costi.

Dopo lo stop ufficiale delle forniture di Gazprom a Polonia e Bulgaria, il prezzo del gas naturale in Ue è schizzato del 16% a 119,75 euro per megawattora, per poi ripiegare al 4% sopra i 106 euro in queste ultime settimane.

La Russia è il principale fornitore di almeno il 40% di gas naturale di cui necessita l’Europa e tra i Paesi più dipendenti ci sono Germania e Italia. Il nostro Paese importa il 95% del gas che consuma, ma nelle ultime settimane il Governo italiano ha stretto accordi per aumentare le importazioni con Algeria, Egitto, Angola e Repubblica del Congo.

IMPORTAZIONE DI GNL IN RIMEDIO ALL’ EMBARGO DEL GAS RUSSO

Grazie alle precedenti importazioni record di gas naturale liquefatto (LNG), l’Unione Europea gode di notevoli scorte e terminera’ questa stagione invernale con volumi di stoccaggio di gas bassi, ma la sfida che ci attende è per il prossimo inverno.

Il gas naturale liquefatto sta giocando un ruolo sempre più importante nei mercati globali del gas. Mentre il gas naturale viene estratto da giacimenti e ottenuto dalla decomposizione di materia organica, il GNL è un gas che viene raffreddato fino a indurre un cambio di stato che trasforma la sostanza da gassosa a liquida. La liquefazione avviene attraverso un processo di raffreddamento condotto a temperature inferiori rispetto al suo punto di ebollizione, ossia 162°C. L’aumento della domanda e dell’offerta del GNL hanno portato ad un raddoppio dei suoi prezzi tra dicembre 2020 e dicembre 2021. Nel corso di quest’anno, la produzione globale dovrebbe aumentare del 1,2-5,5% rispetto al 2021. In uno scenario in cui sarebbero assenti importazioni di gas russo, è probabile che dovranno essere prese altre misure aggiuntive, tra cui un’eliminazione ritardata del nucleare, una campagna rivolta alle famiglie per ridurre lo spreco di energia in casa, una rapida diffusione del solare fotovoltaico e delle pompe di calore.

Restano però tre ostacoli principali prima di poter ottenere un aumento delle importazioni di gas liquefatto. In primo luogo, premesso che l’UE possa procurarsi quantita’ senza precedenti di GNL, occorre verificare che gli attori del mercato avranno sufficienti incentivi per comprare il GNL disponibile a prezzi elevati e immagazzinarlo fino al prossimo inverno. Inoltre, che questo gas importato potra’ fluire senza problemi attraverso i mercati europei.

Il mercato del GNL è caratterizzato da un’alta percentuale di contratti a lungo termine di 20-25 anni, necessari ai venditori e ai compratori per giustificare i grandi investimenti destinati a costruire impianti di liquefazione e ricezione del gas. Ma anche se gli acquirenti europei sono disposti a pagare prezzi elevati, non c’è la garanzia che compreranno.

IL GAS AMERICANO CONQUISTA L’ EUROPA

Gli Stati Uniti, soprattutto dopo lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina, sembrano destinati a diventare il più grande produttore di GNL entro la fine di quest’anno. In seguito ai vertici Nato e G7, il presidente americano Joe Biden, si è impegnato a inviare in UE 15 miliardi di metri cubi di GNL e di consegnare fino a 50 miliardi entro il 2030. Per gli Stati Uniti si tratta certamente di un grande affare, ma il gas liquefatto americano non ci salverà. Ben altro servirà all’ Ue per ridurre la dipendenza dalla Russia di due terzi entro quest’anno. Il piano REPowerEU prevede di riuscirci da una parte importando i 50 miliardi di metri cubi di gas liquefatto americano, 10 via gasdotto da Algeria e Azerbaijan e 3,5 dall’incremento di produzione di biometano. Dall’altra parte accelerando il processo di elettrificazione del continente (installazione di energia rinnovabile). Ma il contributo degli Stati uniti, come si puo’ notare, copre meno della metà dell’obiettivo europeo sul GNL. I 15 miliardi di metri cubi promessi copriranno circa un quinto del fabbisogno italiano di gas. Il GNL americano costa decisamente di più del gas russo trasportato via gasdotto e soprattutto l’Europa dovrà dotarsi di rigassificatori e impianti di raffreddamento. A tal proposito, l’Ue è limitata dalla sua scarsa capacità di rigassificazione, cioè dal volume di GNL disponibile nei terminali di importazione per rigassificarlo e pomparlo nella rete.

IL GOVERNO ITALIANO COME INTENDE AFFRONTARE LA CRISI ENERGETICA Attualmente in Italia vi sono tre rigassificatori in funzione. Il più grande è il Terminal GNL Adriatico: un’isola artificiale nei pressi di Porto Viro, Rovigo. Il secondo si trova nel mar Tirreno, al largo della costa tra Livorno e Pisa: è una nave metaniera ancorata in modo permanente al fondale. Il terzo rigassificatore in funzione è invece una struttura onshore, cioè sulla terraferma, e si trova a Panigaglia, in provincia di La Spezia. Ma la capacità complessiva dei tre rigassificatori italiani ( circa il 20% del fabbisogno nazionale) non sarebbe da sola sufficiente a permettere l’immissione nella rete italiana di una quantità di gas pari a quella solitamente importata dalla Russia.

Nave rigassificatore (struttura offshore) della Lngpowered

Il governo italiano ha dato incarico a Snam di negoziare l’acquisto di altre due navi da rigassificazione, ma come ha spiegato il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il problema riguarda i tempi e i prezzi. Una nave metaniera ha un costo che varia a seconda delle dimensioni e va dai 50 ai 200 milioni di dollari, ma l’ingente richiesta da altri Paesi europei potrebbe far lievitare il listino. Inoltre, il progetto potrebbe richiedere 12-18 mesi per l’ottenimento delle autorizzazioni.

CONCLUSIONI

Il suddetto scenario di crisi richiederà improvvisazione, spirito imprenditoriale, ma soprattutto accelerare i lunghi iter burocratici per non arrivare al prossimo inverno impreparati…La linea di fondo è questa: se l’Ue è disposta a pagare, dovrebbe essere possibile sostituire il gas russo entro il prossimo ottobre senza devastare l’attività economica, far soffrire la gente per il freddo o interrompere la fornitura di elettricità. Ma ciò significa rivedere numerosi regolamenti, interrompere le normali operazioni, prendere decisioni difficili in fretta e spendere molto denaro. Ma comunque, il tempo sarà troppo breve per ottenere risultati perfetti.

Nei prossimi 12 mesi c’è poco da fare per rimuovere le barriere createsi in seguito alla crisi energetica Russia-Ue. Senza il gas russo, rimarrà un divario tra l’offerta e la domanda.