Il punto della situazione dopo cento giorni di guerra Russia-Ucraina

06/06/2022 0 Di Samu

Analisi e approfondimenti dopo più di tre mesi trascorsi dall’inizio del conflitto

In foto, Severodonetsk, la città chiave dell’Ucraina orientale, attualmente controllata per almeno il 70% dall’esercito russo.

Siamo arrivati a superare la quota cento…cento giorni di guerra in Ucraina e sembra che la possibilità di una tregua e trattativa di pace concreta sia ancora lontana.

Mentre l’Unione europea si sta accorgendo sempre di più dell’effetto devastante che le sanzioni stanno provocando alle economie occidentali, in queste settimane i russi hanno ottenuto una serie di successi sul campo, una serie di vittorie militari che hanno consentito all’esercito di Mosca di occupare o liberare tutta la parte sud dell’Ucraina: il Donbass e le zone che avevano richiesto l’indipendenza, zone a maggioranza di cittadini russofoni.

Severodonetsk è per la maggior parte ora nelle mani dei russi, che si apprestano a chiudere la morsa intorno alla città, oltretutto con l’ulteriore effetto di catturare un considerevole numero di soldati ucraini e sembrerebbe che il problema maggiore dell’esercito ucraino sia la mancanza di truppe capaci di utilizzare le nuove armi, che in parte sono già arrivate dal fronte occidentale e in parte arriveranno nel prossimo futuro. E’ una corsa contro il tempo perchè, qualora i russi riuscissero a conquistare quella piccola parte di territorio del Donbass che gli manca, potrebbero sostenere di aver conseguito i principali obiettivi che si erano posti con l’operazione militare speciale, cioè la tutela e la protezione dei cittadini ucraini di etnia russa, dei cittadini russofoni che sono stati colpiti dalle truppe ucraine, in particolare dai battaglioni neonazisti Azov in questi ultimi otto anni, ben prima dello scoppio della guerra vera e propria.

Esperti di geopolitica e strategia militare, non prevedono nell’immediato futuro una de-escalation ed ora ci troviamo in una situazione apparentemente di stallo. La Russia ha preso il Donbass, ma deve fare in modo che ci sia una cintura di sicurezza di almeno una ventina di km tutto intorno al territorio che vuole assicurarsi. Questo dovrebbe far accontentare i russi sul piano del territorio… 20 km di conquista del sud ucraino, più altri 20 km di cintura di sicurezza, ma la questione è ben diversa sul piano politico-strategico.

La Russia dovrà fare in modo che gli ucraini non siano tentati di riarmare altri soldati perchè l’Ucraina ha dichiarato apertamente di possedere sotto le armi 700 mila soldati. Quello che i russi stanno compiendo in questi ultimi giorni, nella totale assenza delle comunicazioni media-mainstream, sarebbe l’intercettazione dei rifornimenti ucraini e colpire i centri di formazione militare dove i soldati ucraini vengono addestrati all’uso delle nuove armi. In sostanza, Mosca sta evitando un possibile attacco e ritorsione dell’esercito ucraino per “riappropriarsi” del Donbass, ora in mano alla Russia.

Gli Stati Uniti hanno usato contro la Russia due strumenti: la Nato e l’Unione europea. Tutt’e due erano convinti che questo scontro bellico sarebbe durato relativamente poco, ma ora si sono accorti che non è così e dovranno prepararsi ad conflitto di lungo periodo. Oltre al fatto che ci si dovrà preparare ad una crisi alimentare e questo è stato anticipato tempo fa da Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia, affermando: “la nostra arma silenziosa è il cibo”. Difatti, il primo e il quinto fornitore di grano al mondo, sono proprio la Russia e l’Ucraina.

Il secondo problema è il gas e il petrolio. La Nato e la Ue hanno iniziato a “giocare” con i pacchetti di sanzioni imposte alla Russia, sino ad arrivare al sesto pacchetto, deciso proprio al Vertice straordinario di Bruxelles, lo scorso 30-31 maggio. Ma il fronte degli Europei sta iniziando a vacillare…la Ue ha iniziato a capire che le sanzioni sono state mal concepite ed i governi stanno prendendo coscienza che non si possono fare ulteriori sanzioni.

In foto, a sinistra Jens Stoltenberg, Segretario generale della Nato e a destra Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo

L’obiettivo di Putin è quello di “scompaginare” gli alleati degli Stari Uniti prolungando la guerra e questo porterà inevitabilmente allo sfaldamento di Nato e Unione europea. Resta solo da vedere, nel prossimo futuro, quale dei due si sfalderà per primo. Secondo previsioni di esperti, probabilmente sarà l’Unione europea la prima a crollare, in quanto la Nato, più forte, ha un azionista di maggioranza più coeso. La Ue in questo momento non ha una leadership vera e propria, il suo azionista di maggioranza fino a poco tempo fa era la Germania, che ora ha perso la guida che aveva negli ultimi 10-15 anni. Ora la Germania sta puntando sulla tecnologia nucleare per far fronte all’embargo russo del gas e sta prendendo decisioni che l’Ue fatica a prendere. L’Unione europea ha solo “due sergenti”, ovvero Macron e Draghi che stanno cercando di tenere insieme l’Organizzazione.

All’interno della Ue c’è disomogeneità culturale e politica, nonchè divisioni di interessi: il governo spagnolo è di sinistra abbastanza spinta, il governo francese è un moderato conservatore e il governo italiano è un mix di tutte le cose.

Putin ha, quindi, tutto l’interesse di proseguire la guerra e più la guerra dura, più si sfalda l’Alleanza europeista. Ma l’Italia, in questo scenario, in che posizione è?

Mario Draghi ora sta puntando ad annunciare una proposta di pace con la Russia… proposta di cui i russi sostengono di non aver neanche ricevuto. Secondo la gerarchia delle forze armate, in serie A appartengono i Paesi che posseggono armamenti nucleari, in serie B rientrano i Paesi che posseggono truppe efficienti, mentre in serie C vi sono quei Paesi che hanno truppe inefficienti. L’Italia rientrerebbe in serie D, di conseguenza Draghi ha tutto l’interesse di cercare di arrivare ad una situazione di pace, in quanto questa classifica perderebbe di importanza, qualora si crei una situazione di non conflittualità aperta.

In foto, Mario Draghi Presidente del Consiglio e Emmanuel Macron, presidente della Francia

Draghi ha trovato il punto debole nella questione del rifornimento alimentare e sta cercando di forzare una soluzione di pace, ma in questo il premier è solo e fino a che continuerà ad agire da solo, non riuscirà ad ottenere dei risultati concreti.

Biden, che fino a qualche settimana fa, “giocava a fare lo sceriffo” lanciando affermazioni forti verso Putin e Xi-Jinping, ora appare più mansueto. Qualcuno, tra cui Henry Kissinger, durante il suo intervento a Davos, ha “rimproverato” gli atteggiamenti incoscienti del presidente americano, seppur in maniera indiretta, affermando che è stupido avere due nemici, Russia e Cina, e trattarli alla stessa maniera perchè si correrebbe il rischio di farli coalizzare.

La Cina difatti, dal canto suo, ha promesso di non dare aiuti militari alla Russia, ma questo non significa che nel prossimo futuro non possa dare aiuti economici agli “amici russi”, sottoscrivendo eventuali prestiti o che non possa inviare volontari in caso di bisogno. E l’India, in questa coesione tra Cina-Russia, non sarebbe da considerarsi fuori gioco. L’ India è neutrale, ma il 95% circa dei suoi armamenti proviene dalla Russia.

In Europa gli effetti delle sanzioni imposte alla Russia in questi ultimi mesi, stanno iniziando a farsi sentire, effetti che i governi occidentali non si aspettavano e che stanno colpendo in maniera molto dura anche l’Italia, ma siamo solo all’inizio di uno scenario che si prevede ancor più difficile a partire dal prossimo autunno. Non c’è soltanto il problema energetico, i russi ora hanno deciso di sospendere le importazioni di gas neon necessario oltre che per l’illuminazione, è indispensabile soprattutto per la produzione di microchip. Quindi, ancora una volta, la materia prima di cui la Russia dispone in gran quantità e che a noi serve, ci viene negata in risposta alle sanzioni che l’Ue ha comminato nei confronti di Mosca.

In foto, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping

Tutto questo sta portando chiaramente verso una grave crisi economica, ma anche sociale. Per averne un’idea, basti pensare a quello che sta succedendo ad esempio, nel settore della pesca.

Nei giorni scorsi, in tutta una serie di regioni italiane, è stato difficile trovare alcune tipologie di pesce fresco, quello che non viene allevato. Questo perchè il gasolio che viene utilizzato per i motori delle imbarcazioni, a seguito delle sanzioni, è diventato troppo caro ed i pescatori dovrebbero lavorare in perdita. In sostituzione dei pescherecci italiani, si è tentato di far arrivare pesce da importazione dalla Croazia ed, in alcuni casi, la risposta dei pescatori italiani è stata addirittura quella di bloccare i camion contenenti pesce straniero come protesta nei confronti del governo.

E’ successo in particolare a Vasto e ad Ancona, ma la rabbia dei pescatori è arrivata fino a Roma, dove un considerevole gruppo di esponenti del mondo ittico ha cercato di raggiungere il Ministero per protestare e porre il problema al governo. Ma la risposta delle istituzioni, tanto per cambiare, è stata quella di manganellare coloro che protestavano.

In foto, i pescatori che si scontrano con le Forze dell’Ordine a Roma

A seguire, il link del video della protesta dei pescatori a Roma, pubblicato sulla nostra pagina Facebook

https://fb.watch/dt0MWjSiSq/

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