Incubi in arrivo per Giorgia Meloni: la difficile gestione del nuovo governo.

10/04/2022 1 Di Saturnia

Meloni prende il potere in un momento in cui l’economia italiana sta andando a picco. Non solo deve gestire problematiche e trovare fondi per attutire gli effetti dell’aumento dell’inflazione e dei prezzi dell’energia, ma dovrà fare i conti con le aspettative dei suoi elettori e, soprattutto, con le promesse fatte a Bruxelles. Il tutto, in un tempo limitato.

Non è un caso il fatto che Mario Draghi si sia già sentito con Giorgia Meloni prima ancora del cambio della guardia al governo. E, secondo fonti diplomatiche, proprio il premier uscente sarebbe diventato il vero garante in Europa della Meloni: chi meglio di lui può spendere parole buone per l’esecutivo che verrà? In particolare, avrebbe già avvisato il francese Macron, il tedesco Scholz e la presidente Ue, Ursula von der Leyen, tranquillizzandoli sul fatto che l’Italia, restando ancorata alla Nato, continuerà a garantire il suo apporto all’azione Ue su tutti i fronti, a cominciare dalla guerra in Ucraina. Mosse che potrebbero confermare l’ intenzione dell’ ex premier Draghi di restare a Roma, anche dopo la sua uscita da Palazzo Chigi.

Venti contrari economici per la neo Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ex Segretaria di Fratelli d’Italia.

In cima alla classifica di Giorgia Meloni ci sarà il Budget 2023. Quando il nuovo governo entrerà in carica, probabilmente all’inizio di novembre, dovrà inviare una bozza di bilancio a Bruxelles per l’approvazione entro poche settimane, ma lo spazio di manovra è limitato. Meloni ha bisogno di trovare miliardi di euro per rinnovare misure temporanee per attutire gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia e dell’inflazione, che avranno un impatto sulla sua capacità di mantenere le promesse elettorali dei suoi alleati, come bloccare un aumento dell’età pensionabile. Ciò potrebbe causare tensioni nella coalizione.
Inoltre, il nuovo governo è alle prese con la difficile gestione del debito pubblico elevato pari al 145,4% del PIL. Le previsioni di crescita sono state ridotte allo 0,6% per il prossimo anno, a causa dell’aumento dei costi energetici.
Meloni ha promesso di tagliare le tasse per stimolare la crescita economica, ma aumentare i livelli di deficit al di sopra degli obiettivi precedenti, potrebbe creare seri problemi. “Se Meloni si discosta dalla traiettoria tracciata da Draghi, il governo dovrà affrontare una reazione molto negativa dai mercati finanziari”, ha affermato l’economista Guido Tabellini.

Oltretutto c’è la questione Recovery Plan: l’Italia ha bisogno di contanti da Bruxelles. Il nuovo governo ha tempo fino a dicembre per raggiungere 55 traguardi e obiettivi fissati dalla Commissione europea al fine di assicurarsi la prossima tranche di finanziamenti dal piano di ripresa economica post-pandemia dell’UE da 750 miliardi di euro. La mancanza di esperienza nella gestione dei progetti a livello locale e l’aumento dei costi dei materiali, potrebbero significare che l’Italia non farà buon uso dei fondi.


Meloni prevede di formare il suo gabinetto con esperti della società civile e ha reclutato alcuni potenziali candidati, come il procuratore Carlo Nordio, prima delle elezioni. Ma sarà sotto pressione da parte degli alleati della coalizione, che si aspettano posizioni chiave nel ministero, in cambio del loro sostegno.

Salvini, leader della Lega, vuole tornare al ruolo di ministro dell’Interno, dove costruire consensi con la sua agenda anti-immigrati. Ma poiché attualmente è sotto processo per detenzione di immigrati in mare aperto in quel ruolo, è improbabile che il presidente Sergio Mattarella approvi.


Meloni si è impegnata a rimanere allineata con la NATO e l’UE sulle sanzioni contro la Russia e ha detto a Zelensky che può contare sul suo sostegno. Ma Salvini afferma che le sanzioni danneggiano l’Italia più della Russia e i sondaggi d’opinione suggeriscono che gli elettori sono dalla parte di Salvini.


Bruxelles è sempre un potenziale campo minato. Mentre i leader di Ungheria e Polonia, hanno accolto con favore il successo di Meloni, Parigi e Berlino sono molto meno entusiaste. Durante la campagna, Meloni ha detto che, per l’Ue, “il partito è finito”, perché l’Italia difenderà più energicamente i suoi interessi in Europa. I socialdemocratici al potere in Germania hanno, invece, appoggiato l’avversario di Meloni, il leader democratico Enrico Letta.

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