Qatargate, lo scandalo delle mazzette investe il Parlamento Europeo.

12/19/2022 0 Di Saturnia

Lo scandalo che fa tremare l’ Europa coinvolge 60 parlamentari europei e italiani. Da Panzeri a Kaili, da Giorgi a Visentini. I servizi segreti di cinque Paesi indagano per presunta corruzione di membri del Parlamento europeo da parte di rappresentanti del Qatar e del Marocco.

In foto, i quattro europarlamentari indagati: Eva Kaili, Luca Visentini, Antonio Panzeri e Francesco Giorgi.

“Qatargate”, ovvero la “tangentopoli” europea, che sta occupando le prime pagine della cronaca nazionale ed internazionale da due settimane a questa parte. Il più grande scandalo che ha coinvolto l’ Unione Europea riguarda l’indagine della magistratura belga contro alcuni membri europarlamentari, presunti colpevoli di aver preso mazzette dal Qatar per ammorbidire la posizione dell’UE nei confronti della nazione mediorientale che ha ospitato i Mondiali di calcio. Sotto i riflettori c’é anche il dossier che riguarda la Commissione Trasporti della Ue che a breve, avrebbe consentito un accesso illimitato al mercato dell’Ue sul trasporto aereo a Qatar Airways.

Gli esponenti della politica europea finiti nel mirino della magistratura, sono pezzi da novanta, tra i quali spicca la vicepresidente del Parlamento europeo, la politica greca Eva Kaili. Nell’indagine figura anche il nome di Antonio Panzeri, ex europarlamentare del gruppo dei Socialisti e Democratici, Francesco Giorgi, compagno di Eva Kaili e assistente dell’eurodeputato PD Andrea Cozzolino e Niccolò Figà Talamanca, a capo di una ONG.

Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio di denaro. Al momento sono indagati, dunque non essendo condannati, prima di giudicarli colpevoli, sarà necessario aspettare il processo e la chiusura del caso.

In foto, i principali indagati del Qatargate: Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Eva Kaili.

La pista investigativa belga porta a Qatar e Marocco, che avrebbero cercato “sponde interne” ai palazzi Ue per perseguire obiettivi strategici e riscattare la propria immagine di Stati autoritari con pessimi standard sui diritti umani. Questi due Paesi, quindi, avrebbero corrotto con denaro e beni di lusso alcuni politici europei con lo scopo di accordi economici e riconoscimenti dei progressi compiuti all’insegna della “democrazia”. Tra le priorità del Qatar, c’erano proprio i Mondiali ed il tentativo di oscurare le tremende condizioni di schiavitù imposte ai lavoratori degli stadi che, in molti casi, hanno perso la vita.

Quanto al Marocco, i dossier più significativi riguardano l’argomento “migranti clandestini”, usati come strumento di pressione sull’ Europa, per ottenere in cambio la concessione di un maggior numero di visti ai cittadini marocchini una volta arrivati sul suolo europeo. Ma vi é anche la necessità di Rabat di far riconoscere all’ Unione Europea il Sahrawi, una regione nel Sahara occidentale, come territorio sotto la sovranità marocchina, per poter continuare liberamente l’estrazione dei fosfati, principale ricchezza del luogo. Il Sahrawi é stato dichiarato indipendente nel 1976 dal Fronte Polisario come Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi. L’estrazione e la lavorazione dei fosfati é in mano alla società statale “Morocco’s Office Chérifien de Phosphates” : un vero e proprio tesoro per Rabat che, di questo minerale, é il secondo produttore al mondo e per questo, rivendica la sovranità della regione. Le Nazioni Unite hanno ribadito più volte l’ illegalità dello sfruttamento delle risorse naturali di fosfati del Sahrawi da parte del governo del Marocco, ma su una possibile risoluzione della crisi, la Ue ha sempre mantenuto una posizione di ambiguità.

Insomma, la posta in gioco é alta ed ha portato allo scoppio del “Qatargate” che ora rischia di diventare anche un “Maroccogate”

Questi i dossier che avrebbero portato i servizi segreti del Marocco a corrompere l’ex eurodeputato socialista Antonio Panzeri, arrestato dall’autorità giudiziaria belga una settimana fa, con l’accusa di far parte di un’associazione criminale dedita alla corruzione e al riciclaggio, insieme al suo “agente” operativo, Francesco Giorgi, e alla compagna di quest’ultimo, la greca Eva Kaili, ex vicepresidente dell’Eurocamera.

In foto, Francesco Giorgi e Antonio Panzeri con il diplomatico marocchino Abderrrahim Atmoun, precedentemente co-presidente della commissione parlamentare mista Ue- Marocco ed ora ambasciatore a Varsavia.

L’intervento politico di Panzeri a favore del Marocco, insieme ad altri 414 eurodeputati, sarebbe legato al voto con cui , nel 2019, il Parlamento europeo approvò un “accordo di pesca” che include esplicitamente il Sahara occidentale. Accordo poi annullato nel 2021 dalla Corte di Giustizia europea, perché sancirebbe il “diritto di sfruttamento di uno Stato occupante in un territorio senza il consenso della popolazione Sahrawi e del suo legittimo rappresentante politico: il Fronte Polisario. Il Marocco ha chiesto più volte all’ Unione europea di seguire l’esempio di Trump che nel 2020 si é detto favorevole a riconoscere la sovranità del regno marocchino sul Sahara occidentale. Recentemente, Germania e Spagna si sono espressi a favore della proposta marocchina, ma Rabat mira al sostegno di tutta l’Ue: da qui l’attività di lobbying che, secondo i magistrati belgi, é sfociata in “veri e propri atti di corruzione”.

Altro elemento: a presiedere la commissione parlamentare congiunta Ue-Marocco, è stato finora il deputato Andrea Cozzolino: il politico del Pd è estraneo all’indagine, ma il suo assistente è proprio Francesco Giorgi.

In foto, i soldi contanti sequestrati a Panzeri e Kaili dalle proprie abitazioni e uffici. Tutte banconote di 20, 50, 100 euro per un totale di 1,5 milioni di euro.

Distribuzioni pre-natalizie, “mance”: a questo sarebbero serviti i soldi trovati nella disponibilità di Eva Kaili. Lo dimostrerebbe anche il fatto che le banconote fossero di piccolo calibro.

Tre dei quattro indagati per lo scandalo al Parlamento europeo rimarranno in carcere: questo ciò che hanno deciso i giudici della camera del Consiglio del Tribunale di Bruxelles al termine della prima udienza sul Qatargate. Il primo che rimarrà in prigione per un mese é Antonio Panzeri, eurodeputato socialista e presidente della Ong “Fight Impunity”, considerato dagli inquirenti il grande manovratore del giro di mazzette distribuite dall’ emirato del Golfo.

In foto, Antonio Panzeri.

Panzeri all’Europarlamento dal 2004 al 2019, prima con il Pd poi con Articolo 1. Dopo l’esperienza da eurodeputato ha fondato e dirige una Ong nel campo dei diritti umani, la “Fight Impunity”. Dopo il sequestro di denaro nell’abitazione di Panzeri, dove sono stati trovati 600 mila euro in contanti, é scattato il mandato di arresto non solo per l’eurodeputato bergamasco, ma anche per la moglie e la figlia di Panzeri. Le due donne, dopo essere state in custodia cautelare in carcere, si sono subito dichiarate estranee a tutta la vicenda.

In questi giorni la moglie e la figlia di Antonio Panzeri compariranno davanti alla corte d’appello di Brescia per l’udienza di consegna con cui i giudici decideranno se affidarle alla giustizia belga. Secondo quanto emerge dal mandato di arresto europeo, invece, le due donne sembrano essere pienamente consapevoli delle attività di Panzeri e sembrano persino partecipare nel trasporto dei “regali” dati al Marocco da Abderrrahim Atmoun, ambasciatore del Marocco in Polonia.

Come Antonio Panzeri, in arresto rimane anche Francesco Giorgi, il suo ex assistente e compagno di Eva Kaili. Davanti alla polizia, Giorgi ammette di aver fatto parte di un’ organizzazione utilizzata sia dal Marocco che dal Qatar con l’ obiettivo di interferire negli affari europei. E continua a fare nomi di altri possibili colpevoli all’interno del Parlamento Europeo. L’indagato ha inoltre chiesto alla magistratura che sta seguendo le indagini, di rilasciare la sua compagna Eva Kaili per poter seguire la figlia di 22 mesi avuta dalla sua relazione con la Kaili. Secondo l’accusa, per i voti su Qatar e Marocco, Giorgi riusciva a muovere le file dell’intero gruppo socialista.

In foto, Francesco Giorgi.

Scarcerato, ma sotto sorveglianza elettronica, Niccolò Figà-Talamanca, segretario generale di “No Peace Without Justice”.

In foto, Niccolò Figà- Talamanca.

Luca Visentini, pur rimanendo sotto inchiesta, é stato scarcerato subito dopo l’interrogatorio, si é giustificato ammettendo di aver ricevuto soldi dalla Ong di Panzeri “Fight Impunity”, ma di averli versati all’ ITUC, il sindacato internazionale che riceve regolarmente donazioni da fondazioni e Ong e che tutto il contributo é stato utilizzato per spese trasparenti e dimostrabili.

In foto, Luca Visentini.

La ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, pur restando in carcere, ha negato fermamente di aver preso tangenti dichiarando la sua innocenza, pur con il palese sequestro del denaro trovato in casa sua e nel trolley del padre che, appena giunta la notizia dello scandalo, si era già organizzato per lasciare il Paese con parte del denaro.

La Kaili doveva comparire davanti al giudice mercoledì 14 dicembre, ma ha chiesto e ottenuto il rinvio della propria udienza al 22 dicembre. L’avvocato della Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato davanti ai media greci che la sua cliente ha negato di avere un programma personale a favore dello Stato del Qatar.

Eva Kaili ha affermato che sono stati Josep Borrell, (Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza) e il commissario per gli Interni, Ylva Johannson i primi a interessarsi alla promozione della cooperazione con il Qatar, Kuwait e Oman. Secondo Kaili, tutto era noto e aveva l’ approvazione della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola: Doha avrebbe pagato ingenti somme di denaro per influenzare il Parlamento europeo a favore del Qatar. La Kaili, al tempo fu nominata a capo di un comitato per promuovere i rapporti con il Qatar da Borrell stesso. Ma questo non spiega il denaro contante che é stato trovato in suo possesso.

In foto, Eva Kaili, ex vicepresidente del Parlamento europeo.
In foto, il trolley del padre di Eva Kaili contenente euro in contanti, l’uomo é stato fermato dalla polizia belga mentre stava tentando la fuga con il denaro.
In foto, Eva Kaili, durante uno dei suoi viaggi diplomatici in Qatar.

L’avvocato Dimitrakopoulos ha precisato che i soldi ritrovati nella residenza della Kaili non hanno nessun legame con il Qatar, non ci sono state tangenti e che apparterrebbero al suo compagno, Francesco Giorgi.

Josep Borrell, dopo aver appreso dello scandalo, ha affermato che si trattavano di “notizie molto preoccupanti”, ma nega il suo coinvolgimento personale nella questione Qatar e le accuse della Kaili a suo carico. Roberta Metsola, che promette che nessun colpevole sarà impunito, ha sospeso Eva Kaili dalle sue funzioni di vicepresidente e l’assemblea plenaria l’ha destituita con 625 voti a favore.

In foto, Josep Borrell e Roberta Metsola.

Secondo i servizi segreti di cinque Paesi che stanno indagando sulla rete di corruzione, avrebbero nel mirino oltre 60 eurodeputati, la maggior parte dei quali appartenenti al gruppo dei Socialisti & Democratici, al Partito popolare europeo e ai partiti di sinistra. I fiumi di banconote sequestrate a Bruxelles a Panzeri e Kaili, sarebbero stati destinati ad altri eurodeputati, francesi e tedeschi, “a libro paga dello stato estero”.

In questo momento, le indagini degli investigatori belgi si stanno concentrando sulle banconote sequestrate dagli agenti nelle abitazioni di Panzeri, Kaili, Giorgi e in un trolley del padre di Eva Kaili, per un totale di 1,5 milioni di euro, analizzando le impronte digitali su di esse per poter individuare una pista e capire chi materialmente ha ricevuto quel denaro dal Qatar. Una parte del contante sequestrato é stato prelevato da banche nel Paese europeo e molte di queste banconote risultano essere nuove, ancora avvolte nella plastica e quindi provenienti da un Istituto.

Lo scenario vede sullo sfondo una “guerra” tra spie e il sospetto che tutto sia nato da una soffiata dei servizi segreti degli Emirati Arabi, acerrimi nemici storici del Qatar, anche se ovviamente smentiscono.

Intanto il Qatar che continua a negare qualsiasi illecito per quel che riguarda lo scandalo delle tangenti, minaccia che l’indagine sulla corruzione nell’Ue potrebbe avere “un impatto negativo” sulle relazioni diplomatiche, incluse le discussioni sulla fornitura di gas naturale. Il tutto dopo la stretta annunciata da Strasburgo: giovedì 15 dicembre, infatti, gli eurodeputati hanno votato quasi all’unanimità un testo con cui si sollecita “la sospensione dei permessi di accesso per i rappresentanti degli interessi del Qatar” durante le indagini dell’inchiesta della procura di Bruxelles.

In foto, l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamed Al Thani

Dopo il voto sulla risoluzione, la decisione definitiva circa lo stop ai permessi di accesso al Qatar spetta alla presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, che dovrà decidere, assieme agli altri presidenti, se bandire o meno i rappresentanti dell’emirato e altri funzionari implicati nello scandalo.

Se mai si arriverà al fondo di questa storia, certamente si scoprirà che il grosso dell’attività di lobby qatariota é in forma digitale, coperto da cause insospettabili. Inoltre, ricordando che a Bruxelles operano circa 25.000 lobbisti e che il Qatargate é solo la punta dell’ iceberg. Una delle tante questioni su cui occorrerebbe fare piena luce, ma dubitiamo fortemente che che ci sia davvero l’interesse di mostrare al mondo la vera natura dell’ Unione Europea.

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